Marco Carta dopo lo scandalo della Rinascente è volato a Mykonos

Marco Carta dopo essere stato arrestato e processato in merito all’accusa di un furto avvenuto alla Rinascente a Milano (se credi di saperne abbastanza fai il quiz e mettiti alla prova) è volato a Mykonos, dove ha iniziato le sue vacanze estive.
Una fuga (romantica?) per distrarsi dal trambusto mediatico che l’ha travolto in questi giorni e che a settembre lo vedrà di nuovo in Tribunale per rispondere dell’accusa di concorso in furto aggravato.
Il cantante resta infatti indagato a piede libero ed ha quindi la possibilità di lasciare l’Italia.


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Marco Carta, a settembre il processo per concorso in furto aggravato

Il processo che si terrà a settembre sarà decisivo per Marco Carta, anche se contro di lui si è schierato un addetto alla sicurezza della Rinascente che – intervistato da Repubblica – ha spiegato la sua posizione.

“Mi sono accorto di una coppia, un ragazzo e una donna, che si guardavano spesso attorno, come se controllassero di non essere osservati dal personale, un comportamento che mi ha insospettito, diciamo anomalo. Allora ho deciso di seguirli. Ho visto prendere delle maglie dagli espositori e salire con la scala mobile fino al terzo piano. Entrano nei camerini, quando escono, in mano non avevano più le maglie prelevate poco prima. Mentre noi della sorveglianza continuavamo a seguirli, loro si dirigono al quarto piano nei bagni della clientela. Vedevo il ragazzo entrare e uscire immediatamente. Credo si tratti di un’ azione preordinata. Lui ha nascosto gli abiti nella borsa di lei, poi si è chiuso alla toilette e lì ha staccato le placche antifurto” .

Della stessa opinione anche un commesso della Rinascente

“Vedevo entrambi i soggetti prelevare delle maglie al primo piano e con le stesse salire con le scale mobili fino al terzo piano; fatto ciò, li vedevo entrare nei camerini di prova dove rimanevano svariati minuti. In questa fase, la donna restava fuori e passava le maglie al ragazzo che si trovava all’interno. Finito di passare tutte le maglie, la donna dava la propria borsa personale al ragazzo, che poco dopo usciva dai camerini. Entrambi usciti dai camerini, notavo che in mano non avevano più le maglie prelevate. Seguivo sempre visivamente i soggetti e li vedevo salire con le scale mobili e andare al quarto piano, più precisamente nei bagni adibiti al pubblico (vedevo il ragazzo entrare e uscire immediatamente). Riprendevano le scale mobili fino al piano secondo, dove il ragazzo prelevava dagli espositori due costumi da uomo e si recava alle casse per il pagamento. Riprendevano le scale mobili fino al piano terra, dove oltrepassavano le batterie antitaccheggio facendole allarmare”.


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